Dopo anni di tira e molla, è arrivata la notizia che può squilibrare lo scacchiere della Premier League: il Newcastle cambia proprietà.
Dopo 14 anni burrascosi, e con la squadra attualmente al penultimo posto in campionato, Mike Ashley ha finalmente accettato di cedere la squadra per una cifra attorno ai 350 milioni di euro.
UNA CORDATA D’ARABIA NEWCASTLE
Tre differenti stakeholders compongono la nuova proprietà.
Il 10% del Newcastle sarà in mano ad Amanda Staveley, donna d’affari britannica, e al marito Mehrdad Ghodoussi. Entrambi i coniugi sono i dirigenti della compagnia finanziaria PCP Capital Partners.
Un ulteriore 10% della società sarà posseduto da David e Simon Reuben, fratelli miliardari del settore immobiliare.
A fare la parte del leone nel nuovo assetto societario però sarà PIF, il fondo monetario sovrano saudita con un patrimonio stimato attorno ai 500 miliardi di dollari.
Proprio la presenza del fondo saudita aveva fatto saltare le trattative tra i nuovi acquirenti e la Premier League l’anno scorso.
GEOPOLITICA…
L’Arabia Saudita, è importante ricordarlo, è un Paese accusato da tempo di violare sistematicamente i diritti umani.
L’evento più cruento, e che ha destato più scalpore negli ultimi anni, è stata l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi ordinata secondo la CIA dal principe ereditario Mohammad bin Salman.
Al netto dell’omicidio di Kashoggi, le libertà individuali vengono continuamente violate in questa nazione e la pena di morte viene spesso applicata senza un regolare processo.
L’omosessualità è equiparata ad un crimine in Arabia Saudita e la libertà di parola e di stampa è severamente limitata.
Date le strette connessioni tra il fondo e il governo saudita, i dirigenti della lega inglese volevano sottoporre i nuovi proprietari all’ Owners’ and Directors’ Test.
Il test, eseguito in passato anche su Massimo Cellino, è una prova per accertare l’integrità morale, penale ed economica di chi vuole comprare o dirigere un club di Premier.
…E PIRATERIA
Ad ogni modo, più che i profondi dubbi morali dovuti alla situazione politica in Arabia Saudita, a fare saltare il banco la scorsa stagione era stata l’opposizione di beIN Sports, detentore dei diritti della Premier nel Medio Oriente, come riporta The Athletic.
Il network qatariota, oscurato per più di quattro anni in Arabia Saudita, si era detto contrario alla presenza del PIF.
Il motivo? Il presunto coinvolgimento del canale saudita Arabsat in azioni di pirateria informatica contro la stessa beIN.
Cosa è cambiato dunque negli ultimi mesi?
Innanzitutto gli investitori sauditi sembrano aver fornito alla Premier le necessarie garanzie di indipendenza dal governo del Paese.
Il test di cui sopra è stato condotto, senza che alcun rappresentante saudita ne prendesse parte.
Altro importante cambiamento è la fine del divieto ad operare in Arabia Saudita per beIN Sports.
I sauditi, infine, si sono impegnati a smantellare la rete di siti pirati che operano sul loro territorio trasmettendo eventi sportivi illegalmente.
NO AL FANTA-NEWCASTLE, SÌ ALLA PROGRAMMAZIONE
Come visto la larga maggioranza della società è posseduta dal ricchissimo PIF.
Per fare un paragone il City Football Group che gestisce, tra gli altri, il Manchester City conta su un fatturato attorno ai 500 milioni di euro.
Il fondo saudita, da parte sua, può attingere ad un pozzo di denaro infinitamente più grande visto il fatturato che si aggira sui 500 miliardi di dollari.
Cosa significa questo in ottica sportiva?
Nonostante l’euforia, social e no, di tifosi e appassionati di calcio è improbabile che la nuova proprietà si lanci in acquisti faraonici per rivoluzionare la squadra.
Amanda Staveley parlando all’Athletic l’anno scorso, aveva evidenziato che i tifosi saranno al centro del nuovo progetto societario che potrebbe vedere la partecipazione di vecchie bandiere come Alan Shearer e Kevin Keegan.
Staveley ha anche dichiarato che la cordata di investitori ha pianificato di investire circa 250 milioni di sterline nei primi anni.
Questa cifra però non è solo dedicata al mercato ma anche al miglioramento del settore giovanile e delle infrastrutture del Newcastle, al momento giudicati non adatti agli standard.
Prima della rivoluzione societaria, il Newcastle aveva puntato obiettivi come Nathan Aké o Ferran Torres. Entrambi i giocatori sono stati acquistati negli anni passati dal Manchester City, diventando irraggiungibili, ma ciò fa capire il profilo ideale dei potenziali nuovi acquisti della Toon Army.
CAMBIO IN PANCHINA
L’attuale situazione in campionato, come accennato, è a dir poco drammatica.
Con la squadra penultima in classifica e a secco di vittorie, i tifosi si aspettano un cambio in panchina.
A farne le spese sarebbe dunque Steve Bruce, in carica da luglio 2019 e protagonista di un avvio da incubo in Premier League.
Il Newcastle ha giocato finora sette partite, pareggiandone tre e perdendone quattro. I gol subiti, 16, rendono i Magpies la peggior difesa inglese.
Non è irreale pensare che la dirigenza voglia cambiare drasticamente la rotta. Secondo un sondaggio realizzato dal NUST, un’associazione di supporters del Newcastle, su un campione di 5000 tifosi il 94.3% pensa che Bruce debba dimettersi per il bene della squadra.
A sostituirlo come traghettatore potrebbe essere Graeme Jones, attuale allenatore in seconda, ma il nome del prossimo padrone della panchina di St James’ Park non è ancora noto.
Nei mesi passati la cordata aveva messo gli occhi su Benitez che nel frattempo si è accasato all’Everton, rendendo molto complicata una trattativa.
Arteta e Pochettino sono altri nomi che sono stati depennati col passare dei mesi mentre adesso potrebbe farsi avanti il nome di Antonio Conte.
Il tecnico salentino è al momento disoccupato dopo l’esperienza interista ma, di fronte a garanzie e progetti solidi, potrebbe valutare un ritorno in Premier League.
Le remore sul piano morale portate dalla presenza del fondo saudita non sono trascurabili.
Ad ogni modo, sul piano sportivo i tifosi del Newcastle possono essere ottimisti per gli anni a venire. L’ultimo trofeo vinto è la Coppa Intertoto del 2007 ma con i probabili investimenti che arriveranno, nessuno vieta ai Geordies di sognare in grande.
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