In questo momento, la società italiana più attiva sul mercato è il milan, che sta cercando di accelerare il più possibile per dare a Marco Giampaolo, tecnico le cui visioni calcistiche sono state messe da Maldini e Boban assolutamente al centro del progetto di ricostruzione, quegli elementi che gli permettano di preparare per tempo un Milan nuovo, un Milan fatto a sua immagine, un Milan che offrirà cose molto diverse da quelle che abbiamo visto l’anno scorso.
In particolare, in questi giorni i movimenti principali si concentrano sull’attacco, con l’uscita di Cutrone ormai pressoché definita verso il Wolverhampton (per una ventina di milioni, a mio giudizio una cifra congrua e soddisfacente, anche perché rappresenta una plusvalenza totale e permette di costruire un giro assai più ampio attraverso la rete di Jorge Mendes), e l’arrivo di Rafael Leao, uno degli attaccanti under venti più prmettenti che ci siano in Europa. Il tutto attendendo anche l’uscita di André Silva e l’approdo di Angel Correa, per un restyling che si inquadra nelle possibilità di mercato dei rossoneri e dà l’impressione di migliorare i livelli del reparto. Ma c’è anche una difesa da implementare, da qui la scelta di portare in Italia il classe ’96 Leo Duarte dal Flamengo, anche se in questo caso la sensazione è che si tratti più che altro di una scelta di ripiego. E, soprattutto, che non possa essere l’ultima soluzione.
RAFAEL LEAO: POTENZIALE E STILE
Rafael Leao ha un profilo veramente intrigante. E’ un ventenne che già l’anno scorso si è svezzato a Lille segnando otto reti in ventiquattro presenze nel massimo campionato francese. Si tratta di un centravanti longilineo dalle leve feline, destro di piede e potente in progressione, che si apre volentieri verso gli esterni ma va anche in profondità e ha grandi capacità nell’usare la palla. Sia tecnicamente che atleticamente offre riscontri impressionanti. Un ottimo prospetto di giocatore, che ha anche la capacità di esaltare i compagni di reparto. Oltretutto, ha ancora ampi margini che lo possono addirittura portare a diventare un top player.
C’è da dire che fin qui lo abbiamo sempre visto fare la punta centrale in un tridente, mai con caratteristiche statiche però con dinamiche molto diverse da quelle che troverà in un sistema di gioco con due punte, dove il “numero 9” vero e proprio è Piatek. Per giocare a due, deve crescere sotto diversi aspetti: negli smarcamenti laterali se gioca da attaccante d’accompagnamento, nel gioco aereo e nell’attacco alla porta se viene chiamato a fare la prima punta. Cose che ha già nel proprio bagaglio, ma che deve necessariamente implementare per essere davvero un giocatore di grande efficacia in questo tipo di calcio.
Altra cosa da testare: il livello di maturità caratteriale, quello che – per intenderci – continua ad essere il grande freno di André Silva. A volte si può quasi avvertire l’impressione che sia un giocatore “indolente”, e questo è da verificare perché per un giovane che arriva in una situazione del genere, con questi parametri e con queste aspettative, il fuoco sacro deve essere irrinunciabile. Ma non è il caso di accendere grosse preoccupazioni in questo senso, perché nelle partite pesanti ha sempre risposto bene sul piano dell’atteggiamento. Però deve avere continuità, altrimenti farà fatica.

Fonte immagine profilo Instagram del calciatore
LEO DUARTE: UN GIOCATORE DA MIGLIORARE
In difesa, il Milan aveva come obiettivo un centrale possibilmente veloce e reattivo, che giocasse principalmente sul centro destra e che avesse in primis combattività mentre solo in seconda battuta si è considerato il livello tecnico: profilo che corrisponde a quello di Leo Duarte. Che però è con ogni probabilità una soluzione di ripiego e non una prima scelta, ragion per cui – analizzando il reparto – viene da pensare che sia necessario un altro movimento in entrata, magari prendendo un elemento di esperienza.
Il Milan aveva sondato profili ben più significativi, a partire da Demiral (per il quale la Juve non si è mossa dalla richiesta di quaranta milioni), scendendo attraverso altre figure giovani e rampanti come quella ad esempio di Lyanco del Torino (tassato trenta milioni dal presidente Cairo), passando per obiettivi sempre troppo costosi fra Spagna e Germania per poi arrivare a una soluzione probabilmente meno illustre ma indubbiamente meno costosa, visto che l’esborso si aggira attorno ai dieci milioni di euro, milione più milione meno.
Duarte è un centrale che ha dei valori e che sicuramente sta crescendo, quindi fa intravedere margini. Infatti, il suo ormai ex allenatore al Flamengo Jorge Jesus – uno che in Portogallo ha costruito squadre e giocatori di primo livello fra cui proprio Rafael Leao con cui ha lavorato allo Sporting – stava dando l’impressione di volerci puntare molto. Però attualmente Leo Duarte non può ancora essere definito un profilo completo, perché fatica ad avere continuità e commette qualche sbavatura piuttosto grossolana. A ciò si può aggiungere che è vero che atleticamente è veloce, ma muscolarmente non è un corazziere e mentalmente ha ancora qualche criticità nel fronteggiare i momenti di grande pressione. E non è un bambino, visto che parliamo di un calciatore di ventitré anni, anche se per un centrale questa è ancora una fase di grande maturazione.
Per lui potrebbe però valere il fattore Giampaolo, tecnico che nelle ultime stagioni ha letteralmente trasformato alcune figure in questo ruolo che gli sono state messe fra le mani come materiale di presunta qualità ma completamente da sgrezzare, e che si sono trasformate in gradi affari per tutti: il primo è Milan Skriniar, che ebbe problemi giganteschi nei suoi primi passaggi italiani e oggi è uno dei più importanti centrali d’Europa, il secondo è Joachim Andersen, protagonista splendido dell’ultima stagione doriana e venduto quest’estate al Lione per una cifra che potrà arrivare, a seconda dei bonus, fino a trenta milioni di euro.
Ad oggi quindi la difesa del Milan rimane imperniata primariamente (per non dire esclusivamente) sulla coppia Musacchio-Romagnoli, con Duarte come alternativa, con Caldara che si spera di poter ritrovare ma che sicuramente non si vedrà prima dell’autunno inoltrato, e infine con il giovane Gabbia, sul quale Giampaolo ha puntato il mirino e che dà sensazioni interessanti per quanto riguarda l’applicazione, ma che ha anche una struttura che lo inquadra ancora come piuttosto lento e un po’ legnoso, il che – volendo giocare con una difesa spesso alta e aggressiva – non è propriamente l’ideale. Quindi, serve ancora qualcosa.
Per il momento, il giudizio sui piani d’attacco mi pare positivo, perché se fai uscire Silva e Cutrone bilanciandoli con Leao e Correa hai alzato il livello. Quello sui movimenti in difesa, invece, rimane inevitabilmente sospeso in attesa di capire se ci saranno altre incorporazioni, perché così, probabilmente, non basta.
Fonte immagine di copertina: stemma dell’AC Milan