Ieri sera si è chiuso il mercato inglese e oggi parte il campionato: tutto molto semplice, diretto e organizzato per la miglior resa possibile del “prodotto”, termine sempre più usato riguardo a cose che dovrebbero essere legate prima allo sport e poi al business ma che proprio nel sistema inglese trovano la loro perfetta evoluzione, per la Premier League oggi non è solo il torneo più ricco del mondo, è anche il più amato e il più elevato, almeno stando ai riscontri della passata stagione in cui le due finaliste di Champions e le due di Europa League provenivano tutte dal football di Sua Maestà.
Un football esaltante, ritmato, fisico ma sempre più tecnico, legato alle tradizioni ma impreziosito dalle esperienze e dalle conoscenze di chi viene da fuori. Uno spettacolo, insomma, in tutti i sensi. Uno show che oggi riparte dopo un’estate di grandi movimenti e investimenti, che potrebbe aver modificato qualcosa, ma che al momento ci lascia pensare che in prima fila ci siano sempre le due squadre che si sono giocate la gloria l’anno scorso fino all’ultimo secondo, arrivando spaiate di un solo punto.
MANCHESTER CITY
Il Manchester City campione in carica è partito subito vincendo il Community Shield e confermandosi in pole position: ha piazzato immediatamente un primo acquisto importante, pagando i settanta milioni della clausola di Rodri all’Atlético Madrid e dando a Guardiola il “Busquets” (più o meno…) che gli permette di fare un altro passo in avanti nella costruzione del suo calcio. Poi ha migliorato il roster degli esterni bassi portandosi a casa Cancelo, terzino di massima qualità che conferma ancora una volta a tutti come per vincere ci vogliano piedi il più possibile buoni anche in questa posizione. Anche se la curiosità sta nel vedere come verrà utilizzato il portoghese, perché a destra c’è Walker, e allora Cancelo potrebbe essere spostato sulla corsia sinistra dove fra Zynchenko e il cavallo di ritorno Angeliño non si intravede un padrone stabile. Lo vedremo presto, così come vedremo se davvero in questa stagione il City e il suo allenatore riusciranno ad esportare la propria forza demolitrice anche sui campi di battaglia continentali.
LIVERPOOL

Fonte immagine: profilo Instagram Liverpool
Al contrario, il Liverpool non ha fatto nulla. Non ha acquistato e non ha ceduto, con Klopp che si è un po’ lamentato per certe dinamiche ma che di fatto ha dimostrato anche nel Community Shield di avere in mano una squadra perfettamente rodata, oliata e sviluppata per esprimere il suo calcio a livelli massimi.
In effetti, appare difficile migliorare una squadra che ha vinto – strameritatamente – l’ultima Champions League e che in campionato ha fatto 97 punti perdendo una partita sola su trentotto, e invece l’impressione rimane quella che il Liverpool un paio di pedine per perfezionarsi ancora di più le avrebbe potute inserire. A partire da un grande centrocampista di top livello mondiale, uno che possa aumentare il grado di qualità del reparto senza abbassarne il determinante livello agonistico e alterarne i sincronismi. Di profili del genere non ce ne sono molti, anzi non ce n’è praticamente nessuno. Forse solo uno, Saul dell’Atlético Madrid. Altra cosa che avrebbe potuto fare comodo è un’alternativa di alto livello in attacco, soprattutto sugli esterni. È vero che tornano in circolo, si spera con continuità, Lallana e Chamberlain, è vero che ci sarebbe Shaqiri, ma per me è altrettanto vero che un giocatore che possa avere una velocità, una verticalità e anche una prolificità assimilabile a quella di Salah e Mané avrebbe potuto fare molto comodo. Un Asensio o un Vinicius per intenderci, facendo nomi quasi a caso. O un Lozano. O volendo un Chiesa. Uno così…
TOTTENHAM

Fonte immagine: profilo Instagram Tottenham
Dietro a City e Liverpool, il club che si è mosso meglio mi sembra il Tottenham: l’anno scorso ha centrato il quarto posto e soprattutto la finale di Champions facendo zero mercato, quest’anno si è concesso tre innesti straordinariamente mirati e nessuna cessione rilevante, almeno per ora. Operazioni di chi ci è arrivato a vicino e vuole andare ancora più avanti. L’acquisto di cui Pochettino necessitava maggiormente risponde al nome di Tanguy Ndombélé, mediano giovane ma già testato ad alti livelli, un profilo che aumenta sensibilmente il livello di qualità del comparto di quantità, visto che nella stagione scorsa proprio la linea mediana, con i vari Wanyama, Sissoko e Winks, era apparso il settore meno illustre del roster degli Spurs. In più è arrivato Lo Celso, mancino che porta lustrini, tecnica e soluzioni. Un grande giocatore internazionale, che aumenta le possibilità di scelta sulla trequarti dando oltretutto una concorrenza stimolante ad Alli ed Eriksen. A completare il terzetto dei nuovi ragazzi terribili di Poch, è stato preso Ryan Sessegnon, altro baby di alto talento e già svezzato, che potrà ulteriormente progredire con profili simili come ad esempio Juan Fotyh, atteso da una stagione – si spera – di ulteriore crescita e magari maggior impiego. Dybala sarebbe stato il botto detonante e definitivo e forse potrà essere un rimpianto perché avrebbe veramente reso gli Spurs uno squadrone mondiale, ma già così il Tottenham promette piuttosto bene.
ARSENAL

Fonte immagine: profilo Instagram Arsenal
La squadra che ha cambiato di più è indubbiamente l’Arsenal, plasmata da Unai Emery per essere una formazione tecnicissima, camaleontica, dal valore offensivo molto elevato e dalle qualità di costruzione estremamente valide. Però anche dalla solidità tutta da testare
Il colpo più grosso è stato Nicolas Pépé per un un tridente smagliante, che è da costruire nelle meccaniche visto che l’anno scorso Aubameyang e Lacazette sono andati a meraviglia e che fisiologicamente l’ingresso dell’ex Lille varierà la suddivisione degli spazi e toccherà degli equilibri, però abbiamo di fronte un attacco dalle potenzialità enormi. Che oltretutto verrà innescato da Dani Ceballos, il talento sbocciato a Siviglia, non compreso a Madrid, e volato a Londra per portare il suo tocco di magia in un centrocampo che alle sue spalle si presenta quadrato e con il giusto tono muscolare. Dietro invece ci sono dei dubbi in più: all’ultimo giorno è arrivato Tierney, terzino scozzese che porta sana concorrenza a Kolasinac, e soprattutto è arrivato con un colpo di teatro inatteso David Luiz dal chelsea, l’attesissimo rinforzo per i centri della difesa che però forse è un ulteriore costruttore di gioco e non un pilastro a cui appoggiarsi.
MANCHESTER UNITED

Fonte immagine: profilo Instagram Manchester United
Va bene che non fa la Champions, ma rimane il Manchester United, e questa confusione, queste operazioni molto difficili da appoggiare a priori, creano addirittura una punta di imbarazzo, anche se poi dovrà parlare il campo. I Red Devils hanno perso Lukaku all’ultimo giorno di mercato dopo averlo scaricato e non lo hanno sostituito, puntando tutto sul recupero di Alexis Sánchez perché altrimenti Rashford e Martial risulterebbero opzioni troppo scarne per sostenere la stagione. In più c’è il “problema” Pogba, che è rimasto e quindi a sua volta non è stato rimpiazzato, che probabilmente verrà assaltato fino alla fine del mercato italiano e spagnolo e che se dovesse rimanere non sarebbe propriamente il più felice e animato della truppa. È vero, lo United ha operato fortemente in difesa, spendendo una cifra esorbitante per un centrale come Maguire che ha dimostrato di avere un punto di maturità perfetto e un ventaglio di valori veramente ricchi, oltretutto ironizzare sulle cifre di queste operazioni non è consigliabile perché ricordo ancora gli stessi identici discorsi quando il Liverpool spese questi soldi per prendere Van Dijk dal Southampton, per cui in questo caso il mio giudizio sul piano tecnico non è così sconcertato, almeno in attesa di verifiche. Mentre mi risulta molto più difficile esprimere pieno accordo con la scelta di spendere cinquanta milioni di sterline per prendere Wan-Bissaka quando c’è in casa un elemento come Diogo Dalot che mi pare non solo un terzino destro su cui puntare, ma anche di un livello superiore rispetto all’ex Crystal Palace. Avrà tanto lavoro da fare quest’anno Solskjær, e la partenza immediatamente esigente contro il Chelsea gli porterà pressione fin da subito.
CHELSEA

Fonte immagine: profilo Instagram Chelsea
Chelsea che ha perso Sarri, ha perso Hazard, ha perso David Luiz, ha perso fondamentalmente anche Morata e non ha potuto fare mercato in entrata: come minimo, parliamo di una squadra che si affaccia alla stagione sì sull’onda del trionfo in Europa League, ma con i fari totalmente spenti.
Una squadra affidata a una bandiera come Frank Lampard con una decisione che testimonia la volontà di compattarsi e attaccarsi ai propri simboli: Lampard, nella sua prima stagione in assoluto da manager, ha sfiorato la promozione in Premier League con il Derby County e valorizzato molti giovani come Mount e Tomori, che assieme ad Abraham guidano il baby contingente che dovrà operare la rivoluzione dei Blues, però questo “back to the roots”, questo ritorno alle radici sia puntando sulla gente di casa che rimettendosi addosso un dna puramente british non sembra la decisione più lungimirante possibile, visto che siamo in un momento in cui i club inglesi hanno preso il comando del continente proprio abbandonando il proprio storico isolazionismo e aprendosi alle influenze dei più importanti maestri continentali. Sarà un Chelsea pieno di benzina verde, di stimoli e di carica agonistica. Però, il timore è che serva altro per stare in alto.
E poi c’è tutto lo scenario che rende ogni appuntamento di Premier un qualcosa di unico e gustosissimo. C’è chi, come Everton e Wolverhampton, ha anche guardato all’Italia prendendo due virgulti che evidentemente da noi non sarebbero stati lanciati allo stesso modo. Moise Kean vestirà il blu dei Toffees e può comporre con Richarlison un tandem molto interessante, soprattutto potrà darci l’idea di quale sia davvero il suo potenziale sia tecnico che temperamentale. Patrick Cutrone invece è andato ai Wolves, che hanno speso quasi cento milioni per migliorare una squadra che già l’anno scorso è arrivata settima dietro alle “big six” e ora contenderà al Torino un posto nella fase a gironi della prossima Europa League. Ci sono state operazioni un po’ gonfiate come i venti milioni investiti su Bruno Jordao e Pedro Neto, però Cutrone, Diogo Jota e Jimenez sono tutti attaccanti pericolosi, Ruben Vinagre un talento rampante, Ruben Neves e Joao Moutinho architetti che parlano la stessa lingua del tecnico Nuno (sia in senso letterale che calcistico) mentre bisognerà vedere come Vallejo impatterà con la PL, però è una squadra che sa esprimere un calcio di alto livello.
Questa Premier saluta anche il ritorno di tre nomi di tradizione: Norwich, Sheffield United e soprattutto Aston Villa, nobilissima che ha fatto un mercato robusto da centocinquanta milioni di spesa e zero in entrata. Ha fatto colpi da pesare in questo contesto come il brasiliano Wesley o l’egiziano Trezeguet, ma la tipologia di giocatori nella rosa dei Villans e il calcio che propone il manager Dean Smith non consigliano mezzi termini: può essere un trionfo pazzesco così come un disastro. Però vedere l’ambiente del Villa fuori e il capitano Grealish in campo, sono sempre cose per le quali vale la pena di spendere due ore del proprio tempo.
Sono curioso di vedere all’opera anche il West Ham. Haller e Fornals sono costati in due settanta milioni di sterline ed è una cifra veramente alta, però parliamo di due figure che mettono ulteriore capacità tecnica nel calcio di Pellegrini, con il tecnico cileno che oltretutto riabbraccerà a pieno anche gente come Lanzini (autore di un precampionato detonante), Yarmolenko e Wilshere per una squadra che ha anche il Chicharito e ha preso Ajeti dal Basilea. Una squadra, statene certi, che punterà sulla qualità del gioco e sul dominio del pallone.
Menzione irrinunciabile per un Newcastle che ha cambiato molto pelle, passando da un manager come Benitez a uno come Bruce, il che può essere paragonato alla differenza di tipologia di vacanza fra chi ha scelto di salire in alta montagna e chi invece si è spalmato al mare. Mi piace l’acquisto di Saint-Maximin, esterno che ha un cambio di passo bruciante e può fare della differenza. Mi fa sorridere quello di Carroll, che è un grande personaggio che torna nel suo posto nel mondo. Mi lasciano invece dei dubbi i quaranta milioni di sterline investiti sul brasiliano ex Hoffenheim e Rapid Vienna Joelinton, che diventa il giocatore più pagato nella storia del Newcastle e, visto che da quelle parti hanno giocato grandissime figure come Shearer o Gazza (tanto per citare due geordie purosangue) questo gli darà un bel po’ di pressione.
Un’altra squadra che ha investito veramente tanto è il Leicester, e dare – fra gli altri – due giocatori dalle caratteristiche e dalle qualità di Ayozé Perez e Dennis Praet a uno come Brendan Rodgers vuol dire assecondare la sua idea di calcio. E potrei andare avanti fino a stasera, quando inizierà Liverpool-Norwich e prenderà ufficialmente il via un’altra mirabolante stagione di Premier League. Con i suoi soldi sì, ma soprattutto con il suo fascino, la sua tradizione, il suo spettacolo. In definitiva, con il suo modo di fare calcio per chi il calcio lo vive in prima persona. Un modello che non può non funzionare.
Fonte immagine in evideza: profilo Instagram Aguero