Venerdì 23 aprile 2021. La deadline per l’ormai famigerata Superlega europea. Perché esattamente venerdì? Perché nella giornata di domani, l’esecutivo della UEFA si riunirà per decidere la linea da seguire nei confronti dei dodici club che hanno, fino ad ora tentato, di organizzare la Super League.

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Tra buonisti e giustizialisti, tra chi spinge per l’esclusione di tutti da tutto (con annullamento delle semifinali delle coppe europee di settimana prossima) e chi proclama il perdono, vedremo che cosa sarà dei top club mondiali. Vedremo cosa accadrà alla Vecchia Signora dell’amico-nemico Andrea Agnelli, vedremo che cosa sarà dell’ideatore e precursore Florentino Perez. Sicuramente, una cosa è certa: da domani, dalle minacce si passerà ai fatti. Una guerra politico-economica senza precedenti, che dalle sedi UEFA passerà alle sedi dei tribunali. Le poltrone cominciano a scottare.
Anche oggi Ceferin ha parlato. Ha parlato gettando ancora veleno sulla “sporca dozzina” – come la chiama lui. Ha parlato tirando ancora in mezzo il suo vecchio alleato Agnelli, congratulandosi ma mettendo in guardia le inglesi, facendo di tutto per screditare i dodici club, ma difendendo il Barcellona, trovatosi per caso nel tourbillon delle polemiche.
Da domani la questione sarà diversa. Dalle parole, dalle frecciate, dalle polemiche e dalle dichiarazioni in diretta TV a tarda notte, si passerà ai tribunali svizzeri, alle carte bollate e le parole di avvocati. Nessuno, presumibilmente, farà un passo indietro.
Come ogni post-guerra ci sarà un armistizio e da questo scontro fratricida non uscirà sconfitta né UEFA né FIFA né Superlega. Da questo scontro ne uscirà sconfitto il calcio. Il calcio dei valori, il calcio che noi amiamo. Il calcio inteso come gioco. Un qualcosa che non ha a che fare con le carte bollate o i tribunali.
I tifosi scesi in piazza a protestare saranno stati appena quaranta, come dice Florentino Perez, ma in quaranta hanno urlato quello che milioni pensano in milioni. Non è solo colpa della UEFA, ma non è neanche solo colpa della Superlega: è colpa degli organi istituzionali che decidono per il calcio. È colpa di chi da troppi anni fa i suoi interessi e quelli delle sue tasche, senza che chi realmente riempie le casse delle squadre, i tifosi, venga riconosciuto veramente per quello che è: il motore dello sport più seguito al mondo.

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La UEFA, la FIFA, la Superlega. Tutti, a loro modo di vedere, a lavorare e a cambiare il calcio per i tifosi. Peccato che sono proprio i tifosi gli unici che si sono espressi con i fatti a questi due giorni senza senso. Due giorni paradossali, che hanno fatto moltiplicare il potere di Ceferin e hanno fatto passar per il più moralista di tutti Al Khelaifi, colui che ha comprato Neymar e Mbappé per più di 400 milioni, raggirando il fair play finanziario.
Domani ne sapremo di più di questo scontro, purtroppo, politico. L’esecutivo UEFA si riunirà per rendere ufficiali le minacce sventolate a parole in questi giorni. Dalle conferenze stampa ai tribunali. Nessuno ha vinto e nessuno vincerà, ma una cosa è certa: parafrasando il maestro Guccini, “il calcio è morto, ai bordi delle strade”.