Non solo Champions League. Dopo un anno di pausa dovuto alle difficoltà logistiche legate alla pandemia, settembre ha portato con sé anche il ritorno della Youth League.
La massima competizione Under 19 europea per club, parallela alla Champions League, consente ai migliori giovani del panorama calcistico europeo di confrontarsi contro i pari età, nello stesso giorno nel quale la prima squadra disputa la propria partita di Champions League.
L’idea dell’UEFA è quella di permettere ai futuri astri del calcio continentale di assaporare l’atmosfera delle giornate di coppa, oltre che sfidare contesti di diversa matrice tattico-culturale.
LE ITALIANE
Le compagini italiane, in seguito ai sorteggi di Champions League di fine agosto, hanno la possibilità di mettersi in gioco contro avversarie di caratura importante, come Liverpool, Atletico e Porto per il Milan, Chelsea per la Juventus, Real Madrid, sorteggiato contro l’Inter, e Manchester United, nel girone dell’Atalanta.
Non va dimenticato, infine, nel percorso “campioni nazionali”, l’Empoli campione d’Italia Primavera, impegnato negli spareggi contro gli sloveni del Domzale.
Tra le gare di cartello proposte dal calendario internazionale ci siamo recati in Inghilterra per assistere al match che opponeva il Liverpool al Milan.
IL MILAN A KIRKBY
L”affascinante training ground di Kirkby, mezz’ora dal centro della città dei Fab Four, oltre a ospitare le infrastrutture per gli allenamenti della prima squadra è destinato anche agli incontri delle giovanili. Proprio qui, tra campi perfetti circondati da boschi e natura, il Liverpool ha accolto il Milan.
Quando si parla di settori giovanili inglesi è doveroso premettere che, grazie alla disponibilità economica dei club britannici e a causa delle normative sorte in seguito alla Brexit, non sono numerosi i club di Premier League disposti a investire ingenti somme per migliorare le proprie squadre giovanili, preferendo virare su profili già pronti, non avendo necessità di introiti legati al processo di player trading.
La categoria Under 23 viene vissuta solitamente come una sorta di palude nella quale giocatori di livello ma non ancora pronti per la prima squadra rimangono invischiati, andando poi a costituire opportunità per mercati minori. Molti addetti ai lavori seguono quindi queste categorie, cercando eventuali colpi a basso costo.
LA GARA
Contro un Milan leggermente rimaneggiato e in difficoltà in campionato, i Reds schierano un 4-3-1-2 fluido, pronto a diventare 4-4-2 o 4-3-3 all’occorrenza.
La partita vede un avvio molto contratto da parte degli ospiti, intimiditi dalla pressione dei padroni di casa e non a proprio agio a causa del rimbalzo del pallone su una superficie estremamente bagnata, come da prassi britannica.
Proprio nei primi minuti il Milan concede un gol su un errore veniale del pacchetto arretrato che consente a Woltman di battere a rete da pochi metri, siglando la marcatura decisiva per i tre punti dei ragazzi del Merseyside.
Infatti, nonostante un assedio di sessanta minuti circa, ricco di situazioni pericolose nella area dei padroni di casa, i rossoneri non riescono a trovare il pareggio, grazie a interventi prodigiosi di Harvey Davies e a causa di scarsa precisione sotto porta da parte degli avanti del Milan.
FOCUS SUI REDS
Indipendentemente dalla pura analisi della partita, per chi, come noi, è abituato a seguire le compagini giovanili italiane, il focus sulla filosofia tattica e sulla qualità tecnica dei singoli giocatori inglesi ha consentito di individuare le principali differenze di intensità e qualità fra giovani italiani e inglesi.
Innanzitutto è importante una considerazione di natura tattica. La filosofia “kloppiana” ha influenzato Marc Bridge, tecnico degli under Reds, come si evince dalla forma mentis dei terzini, impiegati in linea a quattro ma che interpretano il ruolo da quinti, lasciando scoperta la linea in fase difensiva ma costituendo un prezioso potenziale offensivo. Conor Bradley, terzino destro classe 2003 si è segnalato come perfetto interprete di questa filosofia, attaccando e accompagnando l’azione con costanza, aiutato dalle spiccate doti atletiche delle quali dispone.
DA MONITORARE
La coppia di difensori centrali, perennemente sollecitata dagli attacchi rossoneri, è probabilmente, nei singoli, la più degna di considerazione. Seppur penalizzati dalla architettura tattica di Bridge, sia Billy Koumetio, francese classe 2002 e proveniente dalle giovanili dell’Orleans, sia il giovanissimo 2004 Luke Chambers, meritano attenzioni per motivi differenti. Il primo, per struttura e forza fisica e gioco aereo, può risultare appetibile in molti campionati europei grazie ai margini dei quali ancora dispone. Il secondo, adattato al ruolo di centrale difensivo, ha impressionato per facilità di gioco e letture tattiche.
Dotato di una mediana piuttosto modesta, la qualità offensiva del Liverpool risiede nella imprevedibilità di Musialowski, trequartista anglo-polacco caratterizzato da dinamismo, reattività e conoscenza dei tempi di inserimento, che, penalizzato a livello fisico, interpreta il ruolo in maniera moderna, possedendo notevole potenziale.
Sarà il tempo e il lavoro a delinearne i progressi, ma la jeunesse dorée del Liverpool promette bene.
Fonte immagine di copertina: Andrea Pellegatti