Eterno. Quante volte, parlando di Fabio Quagliarella, abbiamo associato la parola “eterno” a quel bomber dal volto allungato, un po’ scavato e che converge totalmente in un paio di occhi affamati e quasi spiritati. Senza dubbio molte, perché probabilmente è l’aggettivo che più si avvicina a descrivere quell’inspiegabile mistero per cui più Fabione invecchia più sembra acquistare brillantezza.
Tuttavia due millenni di filosofia ci hanno insegnato che nulla di materiale è eterno, nemmeno Quagliarella. Dunque cosa c’è di “eterno” in un attaccante da 235 gol? Semplice: i gol. Più precisamente le sensazioni, i ricordi, le gioie e i dolori che ci pervadono perpetuamente ogni volta che quella piccola sfera di cuoio gonfia la rete.
Allora Quagliarella, finché segnerà, sarà eterno. E anche dopo.
UN BOMBER ATEMPORALE
Tanti dicono che il caro buon vecchio Fabione sia come il vino: “più invecchia più diventa buono”. Al di là delle frasi fatte, effettivamente Quagliarella ha un rendimento decisamente sorprendente considerando le 39 primavere sulle spalle. Fatta eccezione di Ibrahimovic, che fa classifica a sé, al momento è il marcatore più anziano della serie a tra i calciatori in attività. Volgendo poi uno sguardo ai numeri, la sua media gol non è troppo distante da quella di certi nomi di discreto rilievo (Ilicic, Caicedo, Verde). Dati alla mano, Quagliarella si dimostra un bomber atemporale: il giovane ritratto della senilità calcistica.
A vantaggio della tesi c’è anche il traguardo dei cento gol con la maglia della Sampdoria. Nel match di due settimana fa contro l’Empoli, Quaglia ha realizzato una doppietta che lo ha catapultato nella storia blucerchiata (come se non ne facesse già parte). In particolare però ha superato Boniperti nella classifica all-time della Serie A. Mica male per un 39enne.
Il suo record però non è casuale, ma sintomo di un ritrovato confort in quel di Genova. La Samp è diventata la sua seconda casa, dove in questi anni ha trovato la propria dimensione calcistica. La domanda a questo punto sorge spontanea: qual è allora la sua vera casa? Ovviamente, Napoli. Lì dove le ben note vicende personali gli hanno reso la vita un inferno. Lì dove ha amato ed è stato amato.
GOL AFFASCINANTI: QUAGLIARELLA DOCET
Proprio da lì inizia questa brevissima rassegna dei suoi migliori momenti. Se si dovesse raccontare tutto il fascino calcistico di Quagliarella non basterebbe un libro, quindi ecco i tre gol più affascinanti della sua carriera, iniziando esattamente dal Napoli.
Più precisamente da Atalanta-Napoli, gara del lontano 2010. È una fredda giornata di gennaio, una di quelle in cui le basse temperature di Bergamo si insediano fin dentro le ossa. La Dea in piena lotta salvezza ospita gli uomini di Mazzarri, impegnati invece nel mantenersi saldi sul treno per l’Europa. La gara sarà grosso modo a senso unico (finirà 2 a 0 per il Napoli), ma ciò che brilla nel grigiore di quella giornata è il talento di Fabio Quagliarella.
Chiaro e limpido come poche altre volte si era palesato. Dopo appena sette minuti dal calcio di inizio, il numero 27 partenopeo riceve un pallone da Aronica. Si trova in posizione decisamente defilata, a più di 35 metri dalla porta avversaria. Ma a lui non interessa: controlla, un tocco verso l’interno del campo e pum. Sembra quasi di sentire il rumore dell’impatto tra il piede e il pallone: secco, potente, tagliente. Il tiro che parte dal destro di Quaglia è un bolide inaspettato che si insacca sotto al sette. Ladies and gentlemen, Fabio Quagliarella.
NEL SEGNO DI NAPOLI
Il secondo gol scelto in questa speciale classifica vede ancora una volta protagonista il Napoli. Stavolta però da avversario. È senza dubbio il più celebre dei colpi acrobatici di Quagliarella, perché sfida in maniera incomprensibile le leggi della fisica.
In una notte di fine estate infatti ha deciso di illuminare il Ferraris con una giocata impensabile per la maggior parte dei giocatori. Tranne per lui. Su un cross a mezz’aria proveniente dalla destra, prende le distanze da Koulibaly, saltando lascia sfilare il pallone e lo colpisce con il tacco. Risultato: palla in rete, tra l’incredulità generale.
Un’opera di genio calcistico pressoché impossibile da descrivere.
L’ESSENZA DEL BOMBER
L’ultima rete selezionata è in realtà più significativa che affascinante. Si tratta del gol numero cento in Serie A con la maglia blucerchiata. Dopo un digiuno che durava da più di 130 giorni, Quagliarella torna a segnare contro l’Empoli, realizzando una doppietta che gli vale l’agognato traguardo. Il gol è un vero e proprio trattato su cosa vuol dire essere un bomber.
Nel suo gesto tecnico c’è tutto: coordinazione, prontezza, tecnica, fame. Riceve un cross basso da destra, controlla male e il pallone si impenna. Sembra tutto perduto quando d’un tratto, con l’agilità di un ragazzino, si innalza in semi rovesciata e insacca. Tutto in una frazione di secondo, perché un bomber è così: non ti lascia mai il tempo di capire che sta segnando.
Quagliarella è uno di quei bomber. Magari limitato sotto l’aspetto tecnico, di certo non un campione, ma pur sempre uno di quei giocatori che farebbe innamorare chiunque di questo sport, anche rivedendolo tra decenni. E allora sì, lo possiamo dire: Fabio Quagliarella è eterno.