Sabato scorso il Benfica ha conquistato il suo trentasettesimo campionato portoghese, concludendo con due punti di vantaggio sugli storici rivali del Porto un campionato combattutissimo. Il terzo posto, tanto per cambiare, è andato allo Sporting Lisbona dello scatenato Bruno Fernandes. Le prime tre classificate di quest’anno sono di gran lunga le squadre più titolate del Portogallo, tanto che in due sole occasioni il campionato non è stato vinto da loro. L’ultimo club in ordine cronologico a interrompere l’egemonia del trio è stata il Rio Ave nel 2001. Un dominio assoluto che durava addirittura dal 1946, anno del primo ed unico campionato vinto dal Belenenses, una squadra che nella stagione del suo centesimo anniversario ha vissuto una storia paradossale.
UN PO’ DI STORIA
Il Belenenses, terza squadra di Lisbona, è stata fondata appunto nel 1919. Il nome deriva dal quartiere di Santa Maria de belem, ad ovest della capitale, famoso per la sua omonima torre. Per essere onesti, bisogna specificare che il Belenenses ha vinto altri tre titoli nazionali, prima però della nascita del campionato a girone unico. La bacheca degli Azuis vanta inoltre tre Coppe di Portogallo e si tratta della squadra con più partecipazioni al massimo campionato dopo Lisbona, Porto e Sporting. Dal 1999, il club ha subito una sorta di divisione interna, con la formazione della SAD (Sociedade Anonima Desportiva), una sorta di ente che si occupa delle questioni puramente economiche del club. Tutte le squadre di prima e seconda divisione portoghese sono obbligate ad operare attraverso questo tipo di società, ma quello che è successo al Belenenses ha dell’incredibile. La legge portoghese prevede che la SAD si occupi di un minimo del 10% delle quote del club, ma nel 2012 è stata presa la decisione di vendere addirittura il 51% – quindi la quota di maggioranza – ad un fondo di investimento. La perdita di potere dei membri del club in favore di quelli della SAD ha portato ad una vera e propria scissione.
LA SEPARAZIONE DEFINITIVA
I rapporti tra i soci e gli investitori sono andati via via deteriorandosi, fino ad arrivare ad una battaglia legale. Al centro della diatriba c’era soprattutto la questione legata al riacquisto da parte del club delle quote vendute a Codecity (questo il nome del fondo). Il tribunale ha purtroppo negato questa possibilità, sancendo di fatto la separazione definitiva. Quella che era inizialmente una divisione interna si è tramutata la scorsa estate in un evento più unico che raro. I soci del Belenenses si sono rifiutati di rinnovare il contratto di collaborazione con la SAD e hanno dato vita ad una seconda squadra. Il presidente Patrick Morais de Carvalho ha deciso di iscrivere quindi il “vero” Belenenses al campionato di sesta divisione, ricreando la rosa ex novo. La Belenenses SAD, con questa nuova denominazione, ha mantenuto il diritto di giocare nella prima divisione con tutti i suoi giocatori, ma ha perso stemma, stadio e soprattutto tifosi.
Carvalho ha infatti impedito l’uso dei simboli del club e dell’Estadio do Rastelo alla squadra della SAD che quest’anno ha dovuto giocare ad Oeiras (circa 25 km da Lisbona) in uno stadio di proprietà della federcalcio portoghese. Lo scudo originale con la croce di colore rosso al centro è rimasto alla squadra di Carvalho, mentre la nuova società ha optato per un logo con una rappresentazione stilizzata della Torre di Belem e una B al suo interno. Il Belenenses SAD ha concluso il campionato al nono posto mentre il Belenenses Club ha centrato subito la promozione.
ATTRAVERSO IL PARADOSSO
Quello che è avvenuto a Belem, sulle rive del fiume Tago, è qualcosa di completamente incomprensibile, specialmente qui in Italia, dove spesso non c’è una linea così marcata tra presidenza e proprietà. Nei campionati del nostro Paese, tendenzialmente, chi investe è anche chi comanda e i tifosi non hanno un potere decisionale diretto, ma possono limitarsi ad acclamare o contestare l’operato della dirigenza e della squadra. Questa storia è invece un esempio di un sistema diverso, dove i membri del club sono sì azionisti ma prima di tutto tifosi, mentre l’organo della SAD è quello che ha interesse solamente nel profitto. Si tratta di un modello difficile da sostenere, specialmente nel calcio di oggi, dove sono pochi i presidenti tifosi e molti i magnati che sfruttano le squadre di calcio come possibilità di guadagnare altri soldi. Da questa vicenda si può però imparare una lezione molto importante, quella dei tifosi degli Azuis che sono rimasti legati ai loro colori nonostante la rifondazione. Lo scorso gennaio, i due Belenenses hanno giocato contemporaneamente, ma la squadra di sesta divisione ha avuto al suo seguito più tifosi di quanti ne abbia avuti quella di Primeira Liga. La strada è ancora lunga, ma da quelle parti probabilmente si assapora già la possibilità di giocare un derby con i nuovi rivali, per regolare la questione sul campo e dimostrare chi comanda nel quartiere di Santa Maria de Belem.