Napoli-Milan, un passo verso la gloria eterna

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Il campionato si sta lentamente avviando al termine: i tre quarti delle giornate sono già stati disputati, i punti a disposizione sono sempre meno e le possibilità di sbagliare ridotte al minimo. Anzi, per quanto riguarda la lotta scudetto, le possibilità di sbagliare sono pari a zero. Le prime tre (Napoli, Milan e Inter) sono racchiuse nell’arco di due punti. In particolare, gli uomini di Spalletti e Pioli contano gli stessi punti (57). Poi, staccata di appena sei lunghezze dall’Inter, c’è la Juventus, grande incognita dei prossimi decisivi mesi. La corsa per il titolo dunque è più aperta che mai: d’ora in poi, ogni singola partita può risultare determinante tra la gloria e il fallimento, tra la gioia e lo sconforto.

NAPOLI-MILAN: UNO SNODO CRUCIALE

Il primo snodo cruciale di questo campionato si giocherà nel posticipo di domenica sera: il Milan andrà in casa del Napoli per provare ad allungare sugli azzurri. In bocca al lupo, verrebbe da dire. Gli uomini di Spalletti, infatti, sono galvanizzati dal loro status attuale e dall’ultima vittoria, ottenuta contro la Lazio. Il finale al cardiopalma, la rivincita sul loro ex condottiero Sarri e l’ebrezza della cima della classifica hanno fatto schizzare il morale del Napoli e (soprattutto) di Napoli alle stelle.

La città è in fibrillazione. Napoli è uno di quei magici posti, dove è impossibile scindere espressione geografica e calcio, inteso nella sua declinazione più viscerale. Napoli è il Napoli, e il Napoli è Napoli. Uniti tra loro da un legame indissolubile, che va ben oltre l’immaginabile. Dunque, è una naturale conseguenza che i tifosi partenopei siano elettrizzati all’idea che Insigne e compagni dominino dall’alto la classifica. Del resto, da quelle parti non è una cosa banale vincere il tricolore. A Napoli lo scudetto manca in bacheca dal 1990: un’infinità nel mondo del calcio.

CALCIO, SCUDETTO, MITO

Come se non bastasse, nella retorica partenopea, la parola “scudetto” è associata non solo all’edizione del ’90 (la seconda e ultima vinta), ma a quella del 1986. Quell’annata rappresenta l’anno zero della storia del Napoli per qualsiasi tifoso azzurro (e non solo, secondo alcuni). In quel piccolo frangente temporale alle pendici del Vesuvio sbarca il diez per antonomasia, il dio del calcio in persona. Non c’è bisogno di specificare il cognome (e forse è meglio non nominarlo, per non scomodare la sua calcistica sacralità). Durante la parentesi a Napoli El pibe de oro conduce un intero popolo alla sua prima storica conquista. Prende in mano l’affascinante e pigra Napoli degli anni ’80 per portarla sulla vetta d’Italia, come mai nessuno aveva fatto.

IL TRICOLORE COME RIVINCITA DI UN POPOLO

Non rimane difficile, quindi, comprendere l’importanza del tricolore per i tifosi napoletani. La parola “scudetto” induce in loro sia una sorta di pietas di stampo romano nei confronti del loro diez, sia un sentimento di rivalsa nei confronti dei club più gettonati. Per molti, infatti, è ancora viva l’idea della “piccola” e “provinciale” Napoli, che sfida e sconfigge le “grandi”, come se viaggiasse in direzione contraria. Curioso notare come, in questo caso, il calcio si leghi a filo doppio con intricate dinamiche storico-sociali. E di certo non è un’analisi da sociologi, ma solo l’ennesima dimostrazione che a Napoli il fútbol è molto più che un semplice sport. È l’espressione di un popolo.

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che la fibrillazione della città è più che giustificata in vista del match contro il Milan. Gli eroi di Napoli (perché così sono considerati i calciatori che vincono lì, poco importa se non hanno sangue partenopeo) sono pronti ad affrontare i loro diretti avversari per il titolo. In qualsiasi caso sarà una battaglia. Insigne, che vorrebbe lasciare la città appunto da eroe, guiderà i suoi compagni allo scontro. Scontro in cui è consapevole che tra questo Napoli e l’Olimpo del Calcio ci sono “solo” undici partite. Poi, se tutto va bene, la gloria sarà eterna.