Nel luglio del 2007 Antonio Cassano ha da poco compiuto 25 anni, vive a Madrid – precisamente nella casa che era stata di Arrigo Sacchi durante la sua breve esperienza sulla panchina dell’Atletico – ed è sotto contratto con il club più importante al mondo. In realtà, però, una squadra non ce l’ha. Il 21 di quel mese Beppe Bozzo, il suo procuratore, viene convocato negli uffici di Valdebebas dal direttore tecnico del Real Madrid Mijatovic per una riunione che segnerà la fine del rapporto tra il suo assistito e i blancos. Mijatovic al termine di un’accesa discussione comunica a Bozzo che il nuovo allenatore, Bernd Schuster, non ha intenzione di convocare Cassano per il ritiro estivo in Austria. In quel momento il Real Madrid ha diversi giocatori in uscita – su tutti Emerson e Michel Salgado – ma a loro come ad altri viene concessa la possibilità di giocarsi le proprie chances in ritiro, mentre a Cassano no. È l’ultimo capitolo di una storia d’amore mai cominciata, trasformatasi pochi mesi dopo l’iconica firma del contratto in una convivenza forzata. Da quel 21 luglio Cassano si aggira scuro in volto tra le stanze vuote del quartier generale del Real Madrid, con un occhio sul campo e uno sul telefonino, nella speranza di ricevere buone notizie dal suo procuratore. In Italia nel frattempo si parla di un interessamento delle due milanesi, soprattutto del Milan, mai realmente confermato, che però tiene banco per qualche settimana. Poi il telefono di Cassano squilla veramente, ma le proposte recapitate da Bozzo vengono subito cestinate. Antonio vuole tornare in Italia ed ignora l’interessamento di West Ham e Bolton, nonostante i primi avessero già un accordo di massima con il Real Madrid. Il tempo scorre, anche le inglesi si defilano e Cassano, nell’anno dell’Europeo, può permettersi tutto tranne che un anno fuori rosa.
La svolta arriva quando il caldo afoso di agosto imperversa sulla capitale spagnola già da diversi giorni. All’orecchio di Florentino Perez è arrivata la proposta della Sampdoria di Riccardo Garrone, che attraverso dichiarazioni ermetiche – ma neanche troppo – del direttore generale Beppe Marotta comincia a mandare messaggi d’amore a Cassano. La Sampdoria in quel periodo conduce campionati senza infamia e senza lode, galleggiando tra la parte destra e quella sinistra della classifica. Cova però l’ambizione di competere per un posto in Europa, e durante quella tribolata estate i desideri del placido patron Garrone vengono affiancati da una campagna acquisti all’insegna della spregiudicatezza. La trattativa per Cassano entra dunque nel vivo, ma procede lentamente. Il nodo è rappresentato dal lauto ingaggio del barese: 4,2 milioni all’anno fino al 2010 l’accordo precedentemente firmato con i blancos. Sampdoria e Real Madrid si accordano sulla formula d’acquisto: prestito con diritto di riscatto fissato a 5,5 milioni, prezzo che il Real considerò di saldo quando 18 mesi prima sfilò Cassano alla Roma. Il lungo tira e molla sul contratto si conclude nei giorni immediatamente successivi a Ferragosto, con la Samp che si impegnerà a pagare il 33% dell’ingaggio del giocatore e il Real Madrid, pur di liberarsene, il resto.
“SONO TORNATO”
Cassano fugge dall’esilio dorato spagnolo e sbarca a Genova accolto come un Re, come la ciliegina sulla torta di un restyling offensivo che contava già gli innesti dell’amico Montella e di Claudio Bellucci. In panchina siede Walter Mazzarri, che lo accoglie senza troppe cerimonie:
“Se sarà sovrappeso si sottoporrà alle cure del medico e si allenerà, non è un problema. A me interessa guardarlo negli occhi e fargli capire una cosa: con me ripartirà da zero. Io non voglio parlare con nessuno che lo ha conosciuto, per me il passato non conta, così come quello che ha fatto, nel bene e nel male”.
La condizione fisica è infatti tutt’altro che inappuntabile, tanto che nelle prime settimane in Liguria Cassano vede il pallone solo con il binocolo. A metà settembre dell’ormai ex attaccante del Real Madrid ancora non c’è traccia. Il campionato è iniziato, la Samp balbetta ma Mazzarri continua a preservare la sua arma segreta. La prima apparizione arriva nella serata più prestigiosa, quella del Derby della Lanterna: un cameo durato poco più di un quarto d’ora in cui viene sommerso dall’ovazione dei tifosi blucerchiati. L’ovazione si trasformerà in boato 7 giorni dopo, quando Cassano controlla di petto un invito spedito da capitan Volpi e realizza il suo primo gol in blucerchiato contro l’Atalanta. Cassano viene “celebrato” anche in Spagna, dove la stampa che lo aveva ribattezzato gordito continua a riservargli un trattamento tutt’altro che gentile. Sul quotidiano “El Mundo”, la didascalia sotto la foto che immortala il barese festante recita: “No, non è Photoshop”.
Nonostante l’enorme gioia per il ritorno al gol, quell’attimo sarà l’unico raggio di luce in una prima parte di stagione opaca, in cui i quasi due anni di inattività avranno continue ripercussioni sul suo corpo. La prima partita da titolare, ad esempio, la conclude dopo appena mezz’ora per una contrattura che lo terrà lontano dai campi per un mese. Accortosi dell’infortunio Cassano palesa anche un certo nervosismo, lasciando deliberatamente il campo prima del cambio. Tra i caruggi comincia ad insinuarsi il pensiero che il barese sia ormai incorreggibile, destinato a perdersi tra le contraddizioni del suo carattere. Sarà invece proprio quel mese di assenza dai campi a permettergli di ritrovare una condizione fisica e atletica accettabile, tanto che appena rientra tra i convocati, Mazzarri lo lancia titolare. È una gara interna con la Reggina e Cassano risponde realizzando uno degli assist più geniali della sua carriera.
Con un chirurgico filtrante di destro ridicolizza mezza difesa granata: sarà la prima di una serie di gemme che fino alla fine della stagione illumineranno di una luce diversa ogni partita della Sampdoria. Cassano non ha e non avrà mai più la mobilità degli anni di Roma, che gli permetteva di attaccare la profondità e di combinare con Totti assecondando i suoi movimenti. Ha ormai sede fissa sul centro-sinistra, da dove rientrando sul suo piede forte può vedere tutto il campo. Negli anni di Genova tende anche ad utilizzare in modo sempre più sapiente il suo corpo, sfruttando l’incredibile forza negli arti inferiori per affinare la tecnica nel proteggere il pallone. Cassano mantiene la stessa efficacia sia quando riceve fronte che quando riceve spalle alla porta.
La partita in cui grida al mondo di essere finalmente tornato ai suoi livelli si disputa il 17 febbraio, un girone dopo la prima apparizione in blucerchiato. L’avversario è di nuovo il Genoa, ma l’impatto di Cassano sulla gara questa volta non si limiterà ad una fugace sgambata. Mazzarri ha già capito che il suo fuoriclasse vive per sfide del genere e nella conferenza pre-partita lo stimola ricordandone la celebre esultanza: “Spero che Cassano distrugga più bandierine possibili”. Le bandierine rimarranno tutte intatte, ma ad essere disintegrate saranno le marcature a uomo tanto care a Gasperini. Il primo squillo arriva a metà primo tempo, quando dopo il solito stop enciclopedico su lancio dalla difesa si apre il campo con una ruleta zidanesca e dal nulla inventa un filtrante che mette Maggio davanti al portiere. Cassano era un generatore di spazi, e lo conferma nella ripresa, quando con un altro passaggio visionario mette ancora Maggio a tu per tu con il portiere, che per la seconda volta scalpella il capolavoro del 99. La sorte sembra invisa alla Sampdoria, ma quando Rizzoli sta già pensando a quanti minuti di recupero assegnare, Cassano sfodera l’ultimo colpo di genio della sua partita. Dalla sinistra gli viene preclusa la possibilità di rientrare sul destro e allora decide di avventurarsi in un allungo verso la linea di fondo, accerchiato da tre difensori genoani. Con un tocco d’esterno prova ad incunearsi tra le serrate maglie avversarie e sfruttando un rimpallo fortunoso coglie l’attimo giusto per infilarsi tra due avversari e aprirsi uno spiraglio per un cross. La traiettoria che esce dal suo piede sinistro è morbida e muore ancora sulla testa di Christian Maggio che questa volta, dopo la parata di Rubinho, ribadisce in rete. Cassano si siede per terra, guarda la curva festante e aizza il pubblico, che in quel momento non bada nemmeno al vero marcatore, folgorato dalla serpentina del barese. A fine gara dopo aver sciorinato magie con i piedi non tiene a freno la lingua scagliandosi contro il suo ex allenatore Fabio Capello:
“Ora allena l’ Inghilterra, non me. Può dire quello che vuole, io ho il mio carattere, non mi sento secondo a nessuno. O mi amano, o mi odiano”.
La settimana dopo è l’Inter di Mancini la vittima del genio del barese, trafitta da un missile di collo imprendibile per Julio Cesar. In quei giorni la Cassanomania impazza per le strade di Genova, lui promette di tagliarsi lo stipendio del 20% pur di restare e il sogno Europa si trasforma in un obiettivo concreto. Come da copione però, ogni storia d’amore che ha Cassano come protagonista è disseminata di incidenti di percorso. Il primo con la maglia della Sampdoria è forse anche il più grave: in un trascurabile Sampdoria-Torino in cui è anche andato a segno, Cassano viene colto da uno di quei raptus isterici a cui Capello ha dato il nome, piuttosto edulcorato, di cassanate. Il celebre alterco con l’arbitro Pierpaoli, con annessa maglietta lanciata e minacce tutt’altro che velate, gli costerà 5 giornate lontano dai campi. La Genova blucerchiata però non gli volta le spalle, lo applaude quando lui, dopo il deprecabile teatrino, va sotto la curva a chiedere scusa e lo attende smaniosa di riabbracciarlo nelle settimane di assenza. Donadoni non è invece dello stesso avviso e decide di non convocarlo per le ultime amichevoli pre-Europeo, preferendogli, quasi a sfregio, il genoano Borriello.
Il ritorno in campo è bagnato dalla virtuale qualificazione in Coppa Uefa, ma il balbettante rendimento in trasferta estromette i blucerchiati dalla corsa per la Champions League. Ad avere la meglio sarà la Fiorentina di Prandelli, un uomo che anni dopo sarà molto importante per la carriera di Cassano. Cassano il campionato lo saluta a suo modo, con una punizione dai 25 metri spedita sotto il sette tra gli ooh di meraviglia del Barbera di Palermo. Sarà forse stata la bellezza stordente di quella punizione calciata con estrema naturalezza a far strabuzzare gli occhi a Donadoni e a convincerlo che la sua Italia non può partire per Euro 2008 senza Antonio Cassano. Il barese giocherà ad intermittenza, poco coinvolto in un progetto tecnico apparso fin troppo confusionario. Prima della sfida poi persa contro la Spagna in Italia la sua titolarità è acclamata da tutti, riportando in auge il celeberrimo “Mitt’a Cassan’ “: slogan dei baresi durante Euro 2004. Fabio Caressa, in un pensiero riportato dalla Gazzetta dello Sport, si appella alla sua follia per dare un po’ di colore ad una Nazionale dai toni grigi. Il grigio si trasformerà in nero pece contro la Spagna, in una gara si terminata ai rigori, ma in cui gli azzurri assistono inebetiti all’ubriacante possesso palla avversario senza opporre resistenza.
“NON LASCIATEMI DA SOLO”
Smaltita la delusione azzurra, il futuro di Cassano è ancora a tinte blucerchiate. Il giocatore, come promesso, si è ridotto lo stipendio pur di restare a Genova e il Real Madrid ha fatto uno sconto sul riscatto ai doriani, salutando senza il minimo dispiacere l’ex numero 18. La stagione a cui va incontro la Sampdoria è però deludente. La cessione di Maggio, fondamentale per lo scacchiere di Mazzarri, non viene rimpiazzata a dovere, Bellucci non è più quello della precedente stagione e Cassano si ritrova a predicare nel deserto. Intendiamoci, lo fa anche bene, tanto che a fine anno tra gol assist raggiungerà quota 26 (12+14), ma la squadra non dà mai l’impressione di poter competere per traguardi significativi. L’unica attrattiva è rappresentata dallo stesso Cassano, che incanta la platea con giocate ancora oggi tatuate nella retina dei tifosi blucerchiati. In ordine sparso vanno citati il gol con tunnel al difensore rifilato all’Atalanta, il sinistro a giro con cui affonda il Lecce e lo slalom gigante concluso con gol in una delle poche vittorie prestigiose di quell’anno, contro la Lazio.
Cassano segna e diverte, ma già da ottobre comincia a storcere il naso: “A gennaio mi auguro che la società si muova per migliorarci ancora”. La società prende nota e durante il mercato di riparazione esaudisce i desideri di Antonio. Dalla Fiorentina arriva Giampaolo Pazzini, un arrivo che nell’immediato non modificherà la parabola dei doriani, ma che soddisfa e non poco il barese. Più avanti lo stesso Pazzini dichiarerà di aver ricevuto una chiamata dal futuro partner d’attacco a trattativa appena conclusa:
“Prima di iniziare a giocare insieme mi chiamò e mi disse, con il suo modo goliardico, che mi avrebbe fatto fare tanti gol”
La coppia Cassano-Pazzini promette scintille sin dalle prime partite, raggiungendo picchi significativi soprattutto nelle serate di Coppa. Infatti, se il campionato è avaro di soddisfazioni, in Coppa Italia gli uomini di Mazzari si ritrovano in semifinale, dove sono accoppiati con la prima Inter di Mourinho. Al Ferraris i nerazzurri vengono sotterrati dal duo che più passano le giornate e più assume le sembianze di quello scudettato Vialli-Mancini, con Cassano che apre le danze con un dolce scavetto a beffare Julio Cesar e Pazzini le chiude con una doppietta tramortente. Il ritorno sarà agonico: l’Inter assalta la porta di Castellazzi dal primo all’ultimo minuto, mentre l’unico in grado mi mantenere in apprensione la retroguardia nerazzurra sarà proprio Cassano. Il match terminerà 1 a 0 per i nerazzurri e la Samp strapperà il pass per la finale, dove ad attenderla ci sarà la Lazio, in una sfida che metterà in palio anche la qualificazione alla Coppa Uefa. La grande Finale dell’Olimpico sarà però sulla falsariga della stagione trascorsa: una grande delusione. Questa volta anche Cassano avrà un ruolo attivo nella debacle, sbagliando il suo rigore nella lotteria che decreterà la Lazio vincitrice.
Terminata tra le lacrime la stagione per Cassano c’è una nuova impresa da compiere: convincere Marcello Lippi a valutare la sua candidatura in vista dei Mondiali 2010. “Sarei contento se Lippi mi chiamasse. Mi andrebbe bene fare anche il terzino sinistro o il portiere. Tocca al mister decidere, ma non ho mai avuto problemi con lui” dice Cassano, ma Lippi risponde con un freddo e laconico “aspettiamo e vedremo”. Nella Nazionale 2.0 del tecnico viareggino per Cassano non ci sarà mai spazio, ma il barese si consolerà sposandosi mentre Lippi e i suoi crolleranno inermi dinanzi alla modesta Slovacchia.
“ADESSO SONO FELICE”
Facciamo un passo indietro però, quando la Sampdoria si riunisce a Bogliasco per preparare la stagione 2009/2010 i Mondiali in Sudafrica distano ancora un anno. A dirigere gli allenamenti non c’è più Walter Mazzarri, bensì Gigi Delneri, vecchia conoscenza di Cassano dai tempi della Roma. Come confermato da alcuni retroscena svelati da Totti nella sua autobiografia “Un Capitano”, i rapporti tra Cassano e Del Neri non sono mai stati idilliaci, ma il barese accoglie il nuovo tecnico con sorprendete deferenza: “Abbiamo avuto qualche screzio, ma ci siamo chiariti. L’unica cosa è che quando parla si capisce poco”. Ecco, non troppa.
Nel 442 tanto caro a Delneri Cassano non deve far altro che il Cassano. Agisce sulla carta al servizio di Pazzini, ma nella realtà dei fatti è il deus ex machina di ogni trama offensiva dei doriani: costruttore, rifinitore e, quando non c’è nessuno da servire, finalizzatore. Del Neri combatte e si scontra con lui per convincerlo ad agire in zone più avanzate e centrali, ma lui un po’ lo ascolta e un po’, come sempre, fa di testa sua. La squadra parte con il turbo e Cassano, al solito, impartisce lezioni avanzate di tecnica a destra e a sinistra. Nelle prime 4 giornate la Sampdoria fa bottino pieno e lui dispensa 5 (!) assist, più una marea di giocate da far slogare la mascella a furia di meravigliarsi. Anche quando la squadra va incontro ad un fisiologico calo lui mantiene elevati i suoi standard di rendimento. A Livorno ci ricorda che il suo calcio è fiorito tra l’asfalto e i campetti insabbiati di Bari Vecchia confezionando un gol di punta tipico del calcio da strada. Intanto i bookmaker quotano la sua presenza nella lista dei convocati per i Mondiali in Sudafrica: il SI lo danno a 2,10, mentre il NO a 1,65.
Tutto sembra andare per il verso giusto, Cassano sfoggia il sorriso dei giorni migliori, ma, nel momento meno opportuno, riaffiorano le incomprensioni con Del Neri. Il tecnico continua a non essere soddisfatto della sua posizione in campo e, sfruttando un periodo in cui anche fisicamente Cassano necessita un periodo di stop, lo tiene fuori. Siamo nel periodo a cavallo tra la fine del calciomercato invernale e l’inizio del girone di ritorno e subito impazzano le voci che vorrebbero Cassano lontano da Genova. Il 31 gennaio ci prova la Fiorentina, alla disperata ricerca di un fantasista per sostituire Adrian Mutu. La Sampdoria per un attimo ci pensa, ma attraverso un comunicato toglie il giocatore dal mercato. Cassano è troppo importante, e nonostante dall’esterno venga utilizzata la guerra fredda come termine di paragone per descrivere il presunto scontro in atto tra il 99 e il suo mister, il barese prosegue serenamente il suo percorso di recupero, lanciando messaggi di pace al suo allenatore: “Con Del Neri è tutto a posto. Alle sue scelte bisogna dire di sì, e basta. E’ passato il tempo delle cassate, anzi delle cassanate. Quella è roba di dieci anni fa”. Nel frattempo il periodo di appannamento della squadra è come previsto alle spalle e quando Fantantonio torna tra i convocati la Sampdoria è al settimo posto, galleggia in zona Uefa ma sente, seppur a distanza, odore di quarto posto.
Contro la Lazio Cassano gioca uno spezzone, a Bologna si trattiene in campo per un’oretta mentre contro la Juventus, il 21 marzo, è nell’undici titolare. La partita è tesa, ci si gioca il quinto posto in classifica e per più di 70 minuti viaggia a velocità sostenuta sui binari dell’equilibrio. Interrogato anni dopo su quella partita Cassano svelerà di aver notato e annotato che Chimenti stazionava qualche metro di troppo oltre la linea di porta. A 15 minuti dal termine, il 99 aggancia con l’esterno un pallone spizzato da un compagno a circa 35 metri dalla porta bianconera. In quel preciso istante sa già cosa fare: lancia una rapida occhiata verso la sua vittima prestabilita e calcia. Il suo destro si impenna e precipita come una stella cadente verso Chimenti, che non può far altro che deviarlo in rete. Il gol – incredibile – è la miccia che fa esplodere l’entusiasmo in città. A fine gara Garrone parla di sogno Champions, mentre Pazzini coccola il suo partner: “Se non facesse questi gol non sarebbe Cassano, possono riuscire solo a quelli come lui”.
La settimana dopo Cassano segna ancora, ma non basta per evitare la sconfitta nella sua Bari: sarà l’ultima fino alla fine della stagione. Gran parte delle vittorie saranno marchiate a fuoco dal 99: segna a Verona, in casa contro Milan e Livorno ma soprattutto decide il Derby della Lanterna con un colpo di testa a conclusione di uno schema perfettamente eseguito. Dopo aver usurpato, in tandem con Pazzini, il sogno scudetto alla Roma, Cassano e la Sampdoria si presentano a 180 minuti dalla fine del campionato al quarto posto con due punti di vantaggio sul Palermo. Il calendario mette difronte proprio le due contendenti, e al Barbera va in scena uno scontro barbaro terminato in pari grazie ai rigori di Pazzini e Miccoli. Sarà ancora il Pazzo, nell’ultima gara della stagione, a prendersi le prime pagine dei giornali con un colpo di testa che stende il Napoli e manda in paradiso la Genova blucerchiata. Cassano, forse per la prima volta nella sua carriera, dà ragione ad un allenatore e riconosce a Delneri i meriti di aver creato una grande squadra. Negli spogliatoi, invece, getta nel cestino la diplomazia e sulle note di Non succederà più di Claudia Mori prende per la cravatta il sempre composto presidente Garrone e lo invita, anzi, obbliga a ballare con lui.
Seguirà un’estate di riposo per Cassano, che come da pronostico non verrà mai preso in considerazione da Lippi per un’eventuale convocazione. Il mirino è quindi da subito rivolto ai preliminari di Champions League, il punto di svolta della sua avventura in blucerchiato.
“CI SON CASCATO DI NUOVO”
E si Antonio, ci sei cascato di nuovo. Ricordate gli incidenti di percorso? Be, un altro topos delle storie d’amore di Cassano sono gli addii improvvisi e fragorosi, quelli del veleno sputato addosso, delle urla assordanti e delle porte sbattute. Eppure sembrava tutto andare per il verso giusto fino all’86esimo del ritorno dei preliminari di Champions League contro il Werder Brema. Dopo la sconfitta per 3 a 1 in Germania, la squadra del nuovo allenatore Mimmo Di Carlo aveva ribaltato il punteggio ed aveva appena realizzato il gol del 3 a 0 proprio con Cassano, di tacco. Pochi minuti dopo Fantantonio usciva dal campo tra gli applausi scroscianti del pubblico e si accomodava in panchina, da dove avrebbe guardato con sguardo attonito il destro di Rosenberg infilarsi all’angolino della porta difesa da Curci. Una quindicina di minuti dopo, sul calare del primo tempo supplementare, ci avrebbe pensato Claudio Pizarro ad assestare il colpo del Ko ai blucerchiati.
La cocente delusione, almeno nell’immediato, viene superata in scioltezza da tutte le parti in causa: Garrone riesce a trattenere il suo tandem d’attacco e Cassano, con l’addio di Lippi, ritrova come per magia la Nazionale. Tra i grandi promotori del suo ritorno in Nazionale c’è anche Roberto Baggio: “Cassano merita il numero 10 che è stato mio, ma meglio non caricarlo di troppe responsabilità. Non so se sia il mio erede, perché ogni giocatore ha le sue caratteristiche”. Il campionato inizia anche nel verso giusto, Cassano va sempre a segno nelle prime tre gare stagionali per poi ripetersi anche contro la Fiorentina. Quello contro i viola, un gol bellissimo in cui dopo una serie di finte prende in controtempo il portiere avversario, sarà però l’ultimo della sua prima esperienza alla Sampdoria. Infatti, passano una decina di giorni ed esce la notizia che tra Garrone e Cassano ci sia stata una lite dai toni così pesanti da compromettere il rapporto tra giocatore e squadra. Il casus belli si dice sia un invito ad una serata organizzata in un Hotel di Sestri Levante per ritirare un premio dedicato ai grandi calciatori sampdoriani, a cui però Cassano non vuole partecipare. Questa è la ricostruzione di Eugenio Dagnino, l’organizzatore di quella serata:
“È andata che il nostro premio lo hanno vinto tutti i grandi sampdoriani, recenti e passati, e un giorno la buonanima di Garrone mi disse: “sta male che in questo palmares non ci sia Antonio, tra vent’anni la gente si chiederà come mai”. Gli ho risposto: “Cassano non gradisce, se lo premiamo poi non viene”. “Se glielo dico io che sono il presidente, verrà”. Poi è successo quello che è successo: subito Cassano ha detto sì, poi sì, poi ancora sì, e pochi giorni prima dell’evento “no” ed è successo il patatrac. Garrone era un vero signore ed è venuto lui quella sera a spiegare a 200 persone come mai il loro idolo non c’era. E lo ha fatto giustificandolo, dicendo che è un timido. Mi spiace ma Cassano non è timido, è una persona brutta. Quando assicurava la sua presenza aveva posto la condizione di non mangiare con noi e non firmare autografi. É normale?”
Le successive e ripetute scuse di Cassano non basteranno, e nei giorni successivi verrà messo definitivamente fuori rosa prima di essere ceduto nel mercato di gennaio al Milan. La Sampdoria in quel mercato di gennaio perderà anche Pazzini, gettando nello sconforto un popolo che sognava di costruire un ciclo attorno a queste due figure. Nel girone di ritorno la squadra imboccherà la strada verso l’Inferno, collezionando sconfitte su sconfitte che 12 mesi dopo la qualificazione in Champions League sanciranno una drammatica retrocessione.
“GENOVA È CASA MIA”
Nel giorno del suo ritorno a Genova, avvenuto circa due anni dopo la scomparsa del presidente Garrone, Cassano ha nuovamente speso parole al miele per colui che, a suo dire, lo ha sempre trattato come un figlio, dichiarando di ritenere quella lite l’unico grande rimpianto della sua carriera. In campo, nonostante una condizione fisica e atletica modesta, si è sin da subito messo a disposizione della squadra dispensando, seppur a corrente alternata, le solite giocate da circo, senza però mai avvicinarsi alla continuità raggiunta nel triennio 2007-2010. In quelle annate Cassano è riuscito a combattere a suon di stoccate da fuoriclasse l’ostracismo delle grandi piazze verso la sua figura, riuscendo anche a vincerlo conquistando la chiamata dell’Inter – sua squadra del cuore – e soprattutto del Milan, dove il suo apporto fu fondamentale per la conquista dell’ultimo scudetto rossonero.
Genova, invece, è l’unica piazza dove ancora oggi Cassano viene ricordato quasi all’unanimità con grande nostalgia, dove la sua figura non è poi così divisiva come a Roma, Milano e anche Bari. Perchè in fondo solo a Genova gli hanno sempre perdonato tutto, come fa una mamma con un figlio che ogni tanto risponde male ma che per il resto della giornata ti riempie di soddisfazioni. Per Cassano il mare della Liguria è sinonimo di casa, di famiglia e quindi di amore. Un grande amore che vorrebbe continuare a vivere anche nella sua seconda carriera, quella da dirigente, per continuare a scolpire il suo volto nel Mount Rushmore dei tifosi blucerchiati.
Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram @cassanoantoniofans