Nascere a Roma significa riuscire a respirare calcio ogni ora del giorno ma chi vede la propria alba sapendo di avere delle doti innate può ambire a scrivere il suo nome calcio. Fabio Liverani viene al mondo nel 1976 e, fin da bambino, ha dovuto imparare l’arte dell’impegno e del lavoro. La madre è somala e viene nel Bel Paese per sfuggire alla guerra, mentre il padre muore quando il “piccolo Fabio” ha sole quindici primavere. Inizia la sua carriera da calciatore con la Lodigiani ma il suo cuore batte per la compagine che gioca all’ombra della Curva Sud: la Roma. Regista di personalità e pragmatico, gli si lamenta la poca agilità. All’età di 35 anni inizia il suo percorso da allenatore, continuando a scrivere il suo libro.

Fabio Liverani, account Facebook: @UsLecce
IL REGISTA DEL POPOLO
Il classe 76 muove i suoi primi passi calcistici nella Capitale e già si intravede un talento smisurato nello smistare i palloni e, dopo aver girato lo Stivale, all’inizio del nuovo millennio presta la sua classe al Perugia di Luciano Gaucci. Scherzo del destino, fa il suo esordio in Serie A contro il Lecce. Disputa un campionato pazzesco e si divide, con un certo Andrea Pirlo, la palma come uno dei mgliori prospetti del centrocampo azzurro. L’estate del 2001 ha un sapore particolare per Liverani, i giallorossi vincono il loro terzo scudetto ed il centrocampista del Grifo viene immortalato con i vessilli dei vincitori. In quella sessione di mercato, però, viene acquistato dalla Lazio ed il pubblico è inferocito con lui. Si metterà fin da subito al servizio della compagine biancoceleste regalando geometrie degne di Pitagora, spiegando il teorema di Euclide con un pallone tra i piedi. Si prenderà la sua rivincita alzando una Coppa Italia tre stagioni dopo, diventando capitano di quella Curva che tanto lo bistrattava. A spezzare il rapporto di amore che, ormai, si era instaurato ci pensarono i dissidi con Lotito. Il centrocampista si ritira quattro stagioni dopo al Lugano, dopo aver giocato con Fiorentina e Palermo. Il romano nella sua carriera da calciatore è l’emblema di chi riesce a raggiugere i suoi obiettivi con il sudore della fronte. Regista completa a cui si rimproverava, solo, la poca elasticità nei movimenti. Fisico non statuario ma piedi leggiadri, un violinista in mezzo al campo… un allenatore già dagli albori.

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LA REGIA AL SERVIZIO DELLA PANCHINA
E’ ormai noto come chi è il fulcro della manovra di impostazione, in un modo o nell’altro riesce a lasciare il segno nel mondo del calcio anche e, soprattutto, in panchina. L’abitudine ad avere in mano il pallino, pardòn, il pallone del gioco ha nella sua natura la gestione delle difficoltà ergo i centrocampisti diventano degli allenatori pazzeschi. Dopo aver fatto la gavetta a nelle giovanili del Genoa, siede sulla pachina dello stesso Grifone nel 2013. Verrà ricordato per aver vinto la stracittadina del 15 Settembre per 3 a 0, grazie alle reti di: Antonini, Calaiò e Lodi. Il suo 3-5-2 prende ispirazione dall’esperienza di Mancini e dalla grinta di Cosmi ma ci si dimentica in fretta di questa prestazione, passano tredici giorni e dopo 4 punti in sei partite viene esonerato. Le sue doti vengono apprezzate, però, dall’intero etere e la sua calma sono l’essenza di chi è consapevole che per fare il famoso salto di qualità bisogna impegnarsi e studiare. Il Leyotn Orient con proprietà italiana lo ingaggia ma il bel gioco è l’unica cosa che accompagna l’ex-Lazio. la società di Becchetti retrocede e Liverani lascia l’isola britannica per tornare in Italia. “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” canta Ligabue e Liverani coltiva i suoi desideri approfondendo tematiche inerenti la panchina e facendo suoi i fondamenti del mestiere. Passano due anni dall’esperienza negativa nel Regno Unito e proprio da quell’insuccesso che si è costruito una corazza indissolubile. La Ternana cerca un tecnico ambizioso e capace per risalire la classifica e non sprofondare in Lega Pro. Si dice che i treni passino una volta sola ma per il regista romano non è così. Si sale sul carro rosso-verde per conquistare una salvezza che senza il suo apporto arebbe stata vana. Dall’iniziale 3-5-3 passa al 4-3-3 fino al 4-4-2, la fase di impostazione diventa fondamentale ma solo se accompagnata da una solidità difensiva: inizia la sua evoluzione.

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SALENTO E RISULTATI
Ogni agonista che si rispetta ambisce a raggiungere determinati risultati. Il buon Fabio da giocatore non ha, purtroppo, racimolato quanto ha seminato: un campionato di Serie C con la Viterbese ed una Coppa Italia con la Lazio non rendono merito ad uno dei registi più talentuosi del panorama italiano. Il 2017 deve essere l’anno della svolta e l’occasione si chiama Lecce. I salentini, da anni, vivono una situazione infernale e non all’altezza del proprio pubblico. Sono sei le stagioni in cui i giallorossi sono costretti a vedersela con squadre di Lega Pro, su palcoscenici poco onorevoli per la loro storia. Roberto Rizzo chiede ed ottiene le dimissioni dopo tre giornate di campionato: sarà il preludio di una storia d’amore degna di essere raccontata a San Remo. Saranno 22 i risultati utili consecutivi, la vittoria del campionato è la ciligieni sulla torta di una stagione iniziata malissimo. Il clima di caos si trasforma in festa, l’estasi di chi ha atteso anni per rivedere la luce è ancora più forte di chi ha l’abitudine a vincere. Liverani entra nella storia della Puglia e non solo. L’anno successivo Saverio Sticchi Damiani gli regala una compagine con velleità di salvezza ma il tecnico laziale non ci sta. Mancosu capitano ha il compito di trainare la squadra nei momenti di difficoltà mentre La Mantia deve buttarla dentro contro chiunque. Si parte il 18 Agosto al Ciro Vigorito, l’incontro è arduo ed i campani riescono a riacciuffare un match che dopo un’ora era già chiuso. 3 a 3 che sarà il preludio di una stagione eslatante, anche se per vedere i primi 3 punti pieni i dovrà aspettare la quarta giornata. La doppietta di Palombi annienta il Venezia. Il Lecce continuerà a dare spettacolo per tutta la stagione finendo al secondo posto e facendo il doppo salto di categoria, da questa parti ci riuscì solamente Ventura. Festa ed euforia, il Salento si trasforma in Rio de Janeiro… per le strade è un carnevale. La squadra che fu di Chevanton torna, finalmente, in Serie A, ed il regista di tutto ciò è senza dubbio Liverani.

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PANCHINA D’ARGENTO CHE PROFUMA D’ORO
Liverani diventa Re Salomone, tutto ciò che tocca diventa d’oro. Ha plasmato una piccola squadra a sua immagine e somiglianza. Pragmaticità ed efficacia, certo non saranno veloci come il Barcellona o tecnici come il Real Madrid ma hanno la ferocia degna di chi ha lottato per essere dove si trova. Quando un operaio diventa dirigente e non si dimentica il suo percorso, non può che portare al successo chi gli sta intorno. Il Lecce gioca bene e continua a stupire il suo pubblico. Petriccione è diventato fondamentale con le sue geometrie, Falco e Lapadula continuano a gonfiare quella rete al Via Del Mare consci di essere i co-autori di un capolavoro. La classifica non rende pienamente giustizia al lavoro svolto fino ad ora dal tecnico e da chi lo segue incondizionatamente. Il 3 Febbraio arriva la consacrazione del mondo del calcio, quel riconoscimento tanto agognato: la panchina d’argento 2018/2019 è sua. L’aver portato i salentini nella massima serie con quel tipo di gioco non è da tutti, partire dalla regia per arrivare alla conclusione è affare di pochi eletti. Coverciano si tinge di giallo e di rosso, perchè Liverani ha quei colori nel destino… ricordate l’esordio in A? Che tutto fosse scritto non lo sapremo mai; possiamo solo dirvi che questo premio profuma d’oro come il Premio Oscar, perchè se fai il regista e ci sai fare niente è precluso.

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