Poco più di un mese dopo la storica vittoria dell’Italia al Mondiale di Spagna, la stagione della Coppa delle Coppe 1982/83 prende il via con gli ormai consueti preliminari.

Diversamente dal solito, in questa edizione le partite sono due, quella tra Aberdeen e Sion e quella tra Swansea e Sporting Braga. A passare il turno sono le due compagini britanniche, con i gallesi che regolano 3-0 all’andata il Braga, limitando poi i danni al ritorno in Portogallo (1-0), mentre i Dons demoliscono la tenue difesa del Sion con un complessivo 11-1 che lascia presagire grandi cose dai ragazzi guidati da un giovane Alex Ferguson.

PARTERRE DE ROI

La Coppa delle Coppe 1982/83 rappresenta una delle edizioni con la partecipazione più elevata di grandi club, come Tottenham, Bayern Monaco, Inter, Barcellona e Real Madrid. La presenza di queste corazzate sembra togliere ogni possibilità di vedere sorprese nella seconda competizione europea, infatti i sedicesimi sono una passerella per le big, che superano senza troppi affanni i malcapitati avversari.

Agli ottavi di finale qualche accoppiamento scomodo sembra inevitabile e se Barcellona e Real evitano il Clasico, finendo rispettivamente contro Stella Rossa e Uijpest, le accoppiate più pericolose toccano all’Inter, che pesca una scomoda Az Alkmaar e, soprattutto, a Bayern Monaco e Tottenham, che si ritrovano contro in una sfida tutt’altro che scontata.

Il 20 ottobre 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale americane di “Rambo”, il primo film in cui Sylvester Stallone interpreta il reduce più famoso di sempre, creando un altro personaggio di culto dopo Rocky, a White Hart Lane va in scena la sfida d’andata tra Spurs e Blancos.

Da una parte Ray Clemence e Steve Archibald, dall’altra la spina dorsale della Germania Ovest finalista al Mundial pochi mesi prima, formata da Breitner e Rummenigge, oltre al formidabile portiere belga Pfaff; gli ingredienti per un grande spettacolo ci sono tutti e gli spettatori non restano delusi fin dall’inizio.

Dopo appena tre minuti, infatti, i padroni di casa si portano avanti, grazie ad Archibald, che raccoglie di testa una torre di Lacy su un calcio d’angolo battuto dalla destra firmando l’1-0. Sotto una pioggia battente il Tottenham sembra decisamente più propositivo, sfiorando il raddoppio con una gran conclusione di Brooke che colpisce la traversa.

Il punteggio, però, non cambia e il Bayern comincia lentamente ad uscire, raggiungendo il pareggio ad inizio ripresa con Breitner che fulmina Clemence con un gran destro volante su un pallone vagante in area di rigore.

Dopo il pareggio tedesco la partita diventa ancora più bella, con gli Spurs che risalgono la corrente e sfiorano a più riprese il nuovo vantaggio, in particolare con due conclusioni consecutive di Brooke e Crooks, che esaltano i riflessi di Pfaff, strepitoso sulla ribattuta del numero 11. Nel finale, poi, è Rummenigge ad avere il match point solo davanti a Clemence, ma il bomber teutonico spreca malamente, calciando in curva.

Dopo una partita così intensa ed emozionante ci si aspetta molto anche dal ritorno in terra tedesca, ma il Tottenham sembra completamente un’altra squadra rispetto a quella propositiva ammirata in casa e soccombe per 4-1, con l’unico acuto di Hughton arrivato quando il Bayern era già tranquillo sul 3-0.

LO SPILLO CHE ILLUDE

La stagione 1982/83 dell’Inter è decisamente altalenante, con i nerazzurri del nuovo duo straniero Muller-Juary mai in corsa per lo Scudetto e molto distratta anche in campo europeo.

La squadra di Rino Marchesi, infatti, fatica più del previsto già al primo turno contro lo Slovan Bratislava, che mette in seria difficoltà i nerazzurri nel match d’andata a San Siro, a lungo bloccato sullo 0-0. L’incontro è quello, celeberrimo, dei due rigori falliti da Evaristo Beccalossi nel primo quarto d’ora della ripresa, che fanno venire gli incubi ai tifosi presenti e rischiano di compromettere la serata.

Sotto una pioggia di fischi, anche in virtù di un’avversaria decisamente morbida e poco pungente in fase offensiva, ci pensa Altobelli a sbloccare il punteggio al 78’, con un bel diagonale su sponda di Juary. Nel finale arriva anche il 2-0 firmato da Sabato, che mette in rete un pallone vagante in area e sembra indirizzare definitivamente la qualificazione, ma il ritorno in Cecoslovacchia non sarà affatto facile.

Nonostante un rigore di Hansi Muller dopo appena cinque minuti, infatti, lo Slovan resta in partita grazie alla rete di Takac e sfiora più volte il gol che riaprirebbe i giochi. Il 2-1 arriva al 78’, grazie a Bobek, che rende molto concitato il finale di partita, ma non basta per ribaltare i giochi.

Scampato il primo pericolo, l’Inter pesca l’AZ Alkmaar, che mette subito in chiaro le cose vincendo 1-0 la sfida d’andata grazie a Tiktak. L’avversario è decisamente superiore allo Slovan, ma l’Inter gioca una delle migliori partite della sua stagione vincendo 2-0 (Juary e Altobelli) e approdando ai quarti.

L’accoppiamento scomodo, vista la folta schiera di big ancora in corsa per la Coppa delle Coppe, è dietro l’angolo e assume i contorni di un fantasma bianco, anzi Blanco: il Real Madrid.

I madrileni sono una delle più serie candidate alla vittoria finale, con Alfredo Di Stefano a guidare, dalla panchina, una rosa formidabile, nella quale spiccano i vari Juanito, Santillana, Stielike e Gallego. È proprio il centrocampista spagnolo a spegnere i sogni di gloria dell’Inter nel match d’andata a San Siro, rispondendo al gol di Lele Oriali, alla sua seconda (e ultima) marcatura internazionale.

L’1-1 casalingo non è un risultato positivo per l’Inter, che però resta fiduciosa in vista del ritorno al Bernabeu, che si apre con il gol di Spillo Altobelli. Il centravanti nerazzurro, dopo venti minuti, riceve in area da Bini, disorienta un avversario con una finta e spara un gran mancino che vale lo 0-1.

Purtroppo per l’Inter, però, l’arbitro Christov si prende la scena, non concedendo un rigore solare ai nerazzurri per fallo di José sullo stesso Altobelli.

Nella ripresa il Real rimonta in appena cinque minuti con Salguero e Santillana, qualificandosi per la semifinale.
Una beffa atroce per un Inter sicuramente poco ordinata, ma generosa e volitiva, che ha rischiato di superare uno degli ostacoli più difficili dell’intera competizione.

SORPRESE

Il 1983 è l’anno di David Cronenberg, che rilascia, a distanza di pochi mesi, due dei film più apprezzati della sua filmografia: “La Zona Morta”, tratto dal romanzo omonimo di Stephen King, con protagonista Christopher Walken, e “Videodrome”, piccolo cult con mattatore James Woods. Il regista canadese inizia così ad affermarsi sempre di più nel panorama cinematografico, anche se la consacrazione definitiva avverrà solamente nel 1986, ma ne riparleremo.

Ad aprile vanno in scena le semifinali di Coppa delle Coppe che sembrano una vera e propria anticamera per quella che sarebbe la prima affermazione del Real Madrid nella competizione. I Blancos, infatti, dopo aver superato indenni l’ostacolo Inter si ritrovano come avversaria l’Austria Vienna del futuro attaccante del Torino, Tony Polster, sulla carta nulla di imprescindibile per gli spagnoli.

Gli austriaci, però, hanno eliminato ai quarti il Barcellona, grazie ad un 1-1 al Camp Nou di proporzioni bibliche. Quel Barça, tra l’altro, aveva in campo il primo Diego Maradona europeo, che aveva già iniziato a deliziare le platee. I biancoviola riescono ad imbrigliare il Real nel match d’andata, chiuso 2-2, e si mangiano le mani per non aver gestito due situazioni di vantaggio in maniera adeguata.

Nonostante tutto, però, anche al Bernabeu l’Austria Vienna resta in partita per lungo tempo, rispondendo nella ripresa al gol di Santillana. A scacciare via i fantasmi ci pensa lo stesso bomber (che chiuderà la competizione come capocannoniere con 8 reti) che firma il 3-1 all’83’ dopo la rete di Juanito, che aveva riportato avanti i padroni di casa.

La finale, dunque, avrà come protagonista il Real Madrid, ma contro chi?

IL CAPOLAVORO DI FERGIE

11 maggio 1983, all’Ullevi di Göteborg va in scena la finale di Coppa delle Coppe 1982/83. Da un lato c’è, come detto, il Real Madrid, favorito della vigilia e squadra formidabile, dall’altra una clamorosa sorpresa: l’Aberdeen.

I Dons sono una delle squadre emergenti del nuovo corso scozzese, assieme al Dundee United. Le due squadre sono talmente sulla cresta dell’onda da arrivare quasi ad oscurare il mitico Old Firm (il mitologico derby di Glasgow tra Celtic e Rangers) e far coniare dagli addetti ai lavori il termine del New Firm.

Il Dundee, però, si rivela presto un fuoco di paglia isolato, così l’Aberdeen resta l’unica squadra sulla cresta dell’onda. I ragazzi terribili scozzesi sono guidati da un giovane tecnico nativo di Glasgow, che oggi conosciamo con il titolo di Sir davanti al nome, ma allora per tutti era semplicemente Fergie: Alex Ferguson.

Sion, Dinamo Tirana, Lech Poznan, Bayern Monaco e Waterschei Thor, queste le avversarie eliminate lungo il tragitto verso Göteborg dai Dons, che si dimostrano squadra compatta e difficile da scalfire fuori casa, spietata e cinica tra le mura amiche del fortino Pittodrie, dove lo score recita 5 vittorie su 5, 18 gol fatti e appena 3 subiti.

Ovviamente il capolavoro arriva ai quarti contro il Bayern Monaco, che viene annichilito da un micidiale doppio sigillo nel quarto d’ora finale, dopo essere stato in vantaggio per 2-1 a metà ripresa.

Tornando all’ultimo atto, in uno stadio quasi interamente scozzese, con i tifosi dei Dons accorsi in massa a questo appuntamento con la storia, il primo gol arriva dopo appena 7 minuti. Su un cross McLeish colpisce di testa, in direzione di Erik Black, che da pochi passi firma l’1-0 per i ragazzi di Ferguson. La reazione del Real, punto nell’orgoglio, non tarda ad arrivare e al quarto d’ora Juanito impatta su rigore: 1-1.

La partita scivola via rapida, con il punteggio inalterato che, dunque, necessita dei supplementari per decretare la vincitrice della competizione. Nel finale dell’incontro, Ferguson ha inserito John Hewitt, 19enne nato e cresciuto ad Aberdeen, già autore di 4 gol nel torneo. È proprio lui a firmare il gol vittoria, al minuto 110, con un colpo di testa in corsa che beffa Agustin e manda in visibilio i tifosi dei Dons: la Coppa delle Coppe 1982/83 è dell’Aberdeen.

La vittoria finale lancia definitivamente Alex Ferguson nell’Olimpo degli allenatori, con il tecnico di Glasgow che scriverà poi le sue pagine più importanti sulle panchine di Scozia e, soprattutto, Manchester United.

Tre settimane dopo torna a vincere una squadra italiana, al termine di un torneo che vedrà ancora l’Aberdeen protagonista fino alle semifinali.

ClaudioC
Scritto da

Claudio Parodi